Gira voce che "opzione donna" (la possibilità. cioè, per le lavoratrici di accedere alla pensiona anticipata con requisiti ridotti) sia stata estesa al solo 2019 e cessi quindi la sua validità alla fine dell'anno. Non è così: chi ha già maturato (al 31 dicembre 2018) i requisiti previsti dall'articolo 16 del decreto legge 28 gennaio 2019 n° 4 potrà accedere a questa pensione anticipata anche in futuro. Ma ricapitoliamo cos'è "opzione donna".

 

Ricordiamo i requisiti, che devono essere già stati maturati entro il 31 dicembre 2018.

Età

  • 58 anni per le lavoratrici che accedono al pensionamento con sola contribuzione nel FPLD –Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti;
  • 59 anni per le lavoratrici che utilizzano in tutto o in parte contribuzione da lavoro autonomo (Artigiane, Commercianti, Coltivatrici Dirette).

In altre parole, per il requisito anagrafico, è sufficiente essere nate entro il:

  • 31/12/1960 per le “lavoratrici dipendenti”;
  • 31/12/1959 per le “lavoratrici autonome”.

Non sono previste aggiunte per aspettativa di vita.

Requisito contributivo
Per il requisito contributivo è necessario aver maturato, sempre entro il 31/12/2018, i 35 anni di contribuzione (1820 contributi settimanali). Sono considerati validi solo i contributi utili per la maturazione dei requisiti della “vecchia” pensione di anzianità. Sono esclusi quindi i contributi figurativi per

  • disoccupazione indennizzata
  • malattia senza l’integrazione da parte del datore di lavoro.

Finestre di accesso
Le finestre di accesso, il periodo cioè di ritardo nella corresponsione della prestazione dal momento di maturazione di tutti i requisiti di età e contribuzione, è rispettivamente di:

  • 12 mesi per le lavoratrici del FPLD (lavoratrici dipendenti);
  • 18 mesi per le lavoratrici con contribuzione da lavoro autonomo.

Ma sono dipendente o autonoma ai fini della finestra di accesso (12 o 18 mesi) e dei requisiti di età (58 o 59 anni)?

  • Per lavoratrici dipendenti si intendono quelle lavoratrici che accedono al pensionamento con la sola contribuzione da lavoro dipendente.
  • Per lavoratrici autonome si intendono quelle lavoratrici che accedono al pensionamento con contribuzione in tutto o in parte da lavoro autonomo. Non è considerata contribuzione autonoma utile al perfezionamento del requisito la contribuzione versata nella Gestione separata (Co.Co.Co, Co.CoPro. ecc...).

Le lavoratrici del comparto scuola e AFAM (Alta Formazione Artistica e Musicale), al ricorrere dei prescritti requisiti, possono conseguire il trattamento pensionistico rispettivamente a decorrere dal 1° settembre e dal 1°novembre.

Sistema di calcolo
L’esercizio dell’opzione donna comporta la scelta irrevocabile del sistema di calcolo contributivo della pensione. Importante è quindi conoscere in anticipo l’importo della pensione calcolata con il sistema contributivo per paragonarlo a quello calcolato con il sistema retributivo, generalmente più favorevole. Le possibilità sono due:

  • rivolgendosi al Patronato INAS che è perfettamente in grado di eseguire i due calcoli. Ovviamente il calcolo del Patronato è presuntivo ed indicativo;
  • rivolgendosi direttamente all’INPS. Questa facoltà è poco conosciuta e quindi poco praticata ma esiste una disposizione di legge che obbliga l’INPS a effettuare, a richiesta, i due calcoli. La norma è contenuta nella legge n^ 388/2000 art. 69 comma 6 che recita testualmente: "Ai fini dell'esercizio del diritto di opzione di cui all'articolo 1, comma 23, della legge 8 agosto 1995, n. 335, l'ente previdenziale erogatore rilascia a richiesta due schemi di calcolo della liquidazione del trattamento pensionistico rispettivamente con il sistema contributivo e con il sistema retributivo." A onor del vero, la legge cita l’art. 1 comma 23 della legge n° 335/1995 (opzione per il sistema contributivo); ma, per analogia, la norma è applicabile anche all’opzione donna in quanto in ogni caso si tratta di conoscere i due importi di pensione per poter decidere a ragion veduta.

Integrazione al minimo

La pensione derivante da opzione donna è poi integrabile al minimo pur essendo calcolata con il sistema contributivo che escluderebbe tale possibilità. Lo chiarisce bene l’INPS nel messaggio N° 219 del 4 gennaio 2013 che al punto 10.1 recita: "Tenuto conto che nei confronti delle donne che accedono al regime sperimentale di cui all’articolo 1, comma 9, della legge n. 243/2004 si applicano le sole regole di calcolo del sistema contributivo, nei confronti delle medesime continuano a trovare applicazione gli istituti della pensione retributiva o mista. Pertanto, sul trattamento pensionistico liquidato alla lavoratrice che accede al regime sperimentale, si applicano le disposizioni sul trattamento minimo e non è richiesto il requisito dell’importo minimo previsto per coloro che accedono al trattamento pensionistico in base alla disciplina del sistema contributivo."