La Corte di cassazione supera l'interpretazione dell’Inps in merito al divieto di cumulo per i pensionati. Scatta solo una riduzione proporzionale della pensione anziché la perdita totale dell'assegno.
Il divieto di cumulo dei redditi da lavoro (dipendente o autonomo) con la pensione «Quota 100» (nel triennio 2019-2021) non può comportare la perdita dell’assegno per l’anno intero in presenza solo di qualche giorno di lavoro. In tal caso la riduzione deve essere fissata in misura corrispondente a quanto effettivamente incassato dal pensionato. Lo stabilisce la Cassazione con la sentenza n. 26864 del 14 ottobre 2026 (Sezione Lavoro) sconfessando in maniera ormai definitiva l’orientamento originario dell’Inps.
La questione
La vicenda trae origine dal ricorso di un pensionato che si era visto richiedere dall'INPS la restituzione dei ratei di pensione percepiti nel 2020 a seguito dello svolgimento di un'attività lavorativa. La Corte d'Appello di Bari aveva confermato la decisione di primo grado, ritenendo il rapporto ricondotto a una collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) e decretando la sospensione del trattamento pensionistico dell'anno. L’articolo 14, comma 3, del D.L. n. 4/2019 prevede, infatti, la totale incumulabilità del trattamento pensionistico anticipato con redditi da lavoro autonomo o dipendente successivamente alla decorrenza del trattamento e sino al compimento dell'età per il pensionamento di vecchiaia (67 anni). Il cumulo reddituale è consentito unicamente con redditi da lavoro autonomo occasionale, percepiti entro la soglia dei 5.000 euro lordi annui. L’Inps con la Circolare n. 117/2019 ha applicato la norma in modo particolarmente severo: nell'anno di percezione di redditi da lavoro autonomo o subordinato o di superamento del limite di cumulabilità di 5.000 euro con redditi da lavoro occasionale è sospeso il pagamento della prestazione nell’anno di svolgimento dell’attività lavorativa e i ratei di pensione eventualmente già posti in pagamento sono recuperati dall'ente previdenziale. Nel caso concreto pochi euro di guadagno l’anno avrebbero comportato la perdita di una intera annualità di pensione pari a decine di migliaia di euro.